Una
resistenza diffusa e popolare si oppose alle dittature militari
che strangolavano l’America Latina negli anni 70. Attivisti
di diverse tendenze politiche le combatterono, in maniera organizzata
o spontanea, ed i loro sforzi senza dubbio salvarono molte vite
ed accelerarono la fine di quei brutali regimi.
Sebbene alcune di tali organizzazioni
siano state ricordate in libri, articoli e film, vi sono importanti
aspetti della resistenza che non sono mai stati studiati. In particolare
l’opposizione armata anarchica alle dittature, presenti in
Argentina, Brasile, Cile ed Uruguay, è stata quasi totalmente
emarginata dalla storiografia.
L’intervista che segue cerca
in qualche maniera di porvi rimedio. E’ incentrata sulla storia
di Resistencia Libertaria, organizzazione clandestina creata prima
che i militari argentini prendessero il potere nel 1976.
Resistencia Libertaria (RL) era attiva
nei movimenti studenteschi, lavorativi e di quartiere ed aveva anche
un’ala militare con la quale ha difeso e finanziato le sue
attività. E’ arrivata ad avere circa 130 membri e una
rete ancor più vasta di simpatizzanti. L’organizzazione
fu decimata nel 1978 e l’80% dei suoi membri morì nei
campi di concentramento e nelle camere di tortura della dittatura.
RL continuò la lunga tradizione
dell’anarchismo argentino, ma al tempo stesso ne trasformò
le caratteristiche di fronte alle nuove condizioni in cui si trovavano
gli attivisti negli anni 70. Le esperienze di RL –delle quali
fino ad oggi non c’è documentazione né in spagnolo
né in inglese- demarcano un importante capitolo nella storia
della resistenza all’ultima dittatura argentina e dell’anarchismo
del dopoguerra in generale.
Anche se The New Formulation
suole limitarsi a rassegne di libri, si auspica che i lettori accetteranno
questa piccola trasgressione dalla nostra normale linea di pubblicazione.
Questa intervista è stata realizzata
al telefono il 13 ottobre 2002 con Fernando López, uno dei
pochi sopravvissuti di RL.
~ Chuck Morse
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Per favore, parlami delle origini
di RL. Come si formò?
RL fu costituita da
compagni della città di La Plata sul finire degli anni 60.
Il nucleo fondatore aveva costituito una comunità attorno
ad una cooperativa di falegnameria (che esiste ancora oggi) e sviluppò
progetti militanti tra gli studenti universitari e poi nel movimento
operaio (in particolare gli operai metalmeccanici e del sindacato
dei lavoratori della giustizia). Un avvenimento chiave occorse quando
membri di questo gruppo iniziarono a collaborare con il giornale
La Protesta, ed una discussione molto tesa, aggressiva ebbe luogo
tra loro ed i più anziani che la gestivano. La discussione
era incentrata sulla comparsa dei primi gruppi di azione armata,
come i Tupamaros e l’Ejército Revolucionario del Pueblo
(ERP) I più giovani tendevano ad appoggiare le azioni realizzate
da questi gruppi ed allora si scontravano con i più anziani,
che erano contrari perché rifiutavano parte delle posizioni
marxiste di questi gruppi. Nel 1971 il gruppo più giovane
fu espulso da La Protesta per via di queste divergenze. In questa
maniera ruppe i contatti col vecchio movimento anarchico e si rese
indipendente dallo stesso. In seguito, nel 1973, si tenne un incontro
anarchico a Córdoba, al quale parteciparono militanti dei
gruppi di Córdoba, Buenos Aires, Mendoza, Salta e Montevideo.
Anche io ed altri compagni partecipammo in qualità di delegati
del gruppo Acción Directa di Buenos Aires. Costituimmo Resistencia
Anticapitalista Libertaria come organizzazione nazionale. Un anno
e mezzo più tardi la denominazione Resistencia Anticapitalista
Libertaria fu sostituita dalla più semplice Resistencia Libertaria
(fu un fatto naturale, senza una discussione sul cambiamento del
nome). Entrai a far parte dell’organizzazione nel 1974.
Com’era strutturata RL?
RL era un’organizzazione
assolutamente clandestina ed era organizzata in cellule che agivano
a seconda dei fronti di lavoro. Tali fronti erano il fronte sindacale,
il fronte studentesco ed il fronte di quartiere. RL aveva anche
un apparato militare che era, in realtà, un meccanismo per
finanziare il lavoro dell’organizzazione –agire in un
momento di quasi assoluta clandestinità è molto costoso-
e per la protezione dei militanti, considerando che i sequestri
di persona e gli attacchi della destra contro i gruppi di lavoratori
di estrema sinistra erano comuni in quella epoca. In alcuni casi
bisognava organizzare l’autodifesa. La democrazia dell’organizzazione,
ovviamente, non funzionava con le assemblee, ma con votazioni ed
elezioni tipiche di una struttura cellulare. Ogni cellula aveva
un delegato e questi si collegava ai livelli superiori dell’organizzazione,
fino a giungere ad una relazione di carattere regionale o nazionale.
Così le decisioni venivano prese nella stessa maniera sia
a livello nazionale che nella cellula. Ma in seguito divenne più
complesso, perché non era possibile riunire tutti per parlare.
Quanti membri aveva RL?
RL aveva un importante nucleo
a La Plata e dintorni come Berisso, Ensenada, Villa Elisa, in alcune
delle città poste tra Buenos Aires e La Plata, e nella stessa
Buenos Aires. Anche a Córdoba ed in alcune città vicino
Córdoba, come Ferreyra, che era un zona industriale con le
fabbriche della Renault e della Fiat. E’ difficile stimare
il numero esatto dei membri di RL, per via della clandestinità
e della struttura cellulare; ma si può ritenere che nel 1975,
periodo di maggior sviluppo, RL avesse tra i 100 ed i 120 o 130
membri. RL fu concepito come un partito di quadri, non un partito
di massa ed allora chi aveva relazioni con RL poteva avere un più
basso livello di formazione politica rispetto ad un quadro di RL;
partecipando così nei gruppi che RL controllava in qualche
maniera, come i gruppi di base nelle fabbriche, nei quartieri e
nelle università. Perciò quando uno pensa a questo
aspetto, bisogna immaginare una sfera d’influenza di gran
lunga superiore al numero effettivo dell’organizzazione stessa.
Puoi spiegarmi cosa intendi
quando parli di quadro?
Un quadro è un militante
che, per la sua formazione politica, è capace di condurre
strategie autonome quando è inserito in un determinato luogo
di lavoro, senza mantenere una relazione organica, permanente con
l’organizzazione (cosa impossibile per via della repressione).
Cioè, malgrado si sia isolati dall’organizzazione per
la clandestinità, questa/o compagna/o sarà capace
di generare strategie nel marco ed all’interno delle necessità
dell’organizzazione. Lei o lui è capace di costruire
un fronte di lavoro in qualsiasi circostanza. Un quadro è
un quadro politico-militare. Detto in altri termini, un quadro è
un militante capace di sviluppare un lavoro politico di captazione
o organizzazione in un quartiere o in una fabbrica, che sa preparare
una molotov o una bomba di qualsiasi potenziale, che sa utilizzare
le armi, ecc. Questa è la differenza con un partito di massa:
un partito di quadri incorpora solo militanti che hanno accettato
totalmente l’organizzazione ancor prima di entrare a farne
parte. In un partito di massa l’autoritarismo appare come
un qualcosa di naturale perché ci sono diversi livelli di
partecipazione all’interno dell’organizzazione, dai
militanti inferiori fino alla leadership. In RL il livello dei militanti
era equivalente e ciascun militante poteva esercitare qualsiasi
funzione in ogni momento. Pertanto, affinché sia possibile
questa dinamica, il militante che entra nell’organizzazione
deve avere lo stesso livello di formazione degli altri che già
sono all’interno di essa. Il modello adottato si rifaceva
in una certa maniera alla Alleanza della Democrazia Sociale di Bakunin,
il partito da lui costituito durante la Prima Internazionale (1).
Parlami dei membri di RL nel
1975. Qual era la loro estrazione sociale? Che età avevano?
Quali i membri più significativi?
La gran parte dei militanti di
RL e quelli del nuovo anarchismo degli anni 70 –c’era
un’enorme quantità di piccoli gruppi di giovani anarchici-
avevano per lo più origini piccolo-borghesi. Malgrado la
loro origine, molti di essi s’integrarono nel movimento dei
lavoratori al quale dedicarono tutta la loro vita politica e sociale.
Questo è un riflesso del periodo, non solo nell’anarchismo
ma nella sinistra in generale, per il quale il movimento studentesco
doveva proletarizzarsi. Quanto all’età dei militanti,
sebbene ci fossero compagni che avevano superato i 40 o 50 anni,
la maggioranza aveva tra i 19 ed i 25 anni, incluso il nucleo di
base che aveva tra i 23 ed i 24 anni. I Tello, 3 compagni (in seguito
desaparecidos) de La Plata, erano compagni importanti. Erano leaders
operai nei cantieri di Berisso e di Ensenada. In seguito ci fu Rafael,
non posso ricordare i nomi completi (2)—in generale non li
seppi mai già che tutti utilizzavamo degli pseudonimi-, che
era il segretario generale del sindacato del caucciù di Córdoba.
Era una personalità molto importante nell’organizzazione
nel senso che era un leader di massa, non solo un importante militante
di RL. (Anche questo compagno non veniva dalla classe operaia. Era
divenuto anarchico nel dipartimento di architettura dell’università
nazionale di Córdoba. Mi pare che sia sopravvissuto e che
si esiliò in Spagna). Ma, in generale, RL non aveva leaders
pubblici molto importanti, dato che era assolutamente clandestina.
In quali fronti hai lavorato
nel 1976?
Ho lavorato nel fronte sindacale.
Nel 1974 iniziai a lavorare nel sindacato degli idraulici che aveva
una tradizione anarchica e dove c’erano anche vecchi anarchici.
Si portavano avanti molti progetti. Più tardi, nel 1975,
iniziai a lavorare in una fabbrica tessile molto grande, Alpargatas,
quando RL iniziò a dare la priorità al lavoro politico
nelle grandi fabbriche e nei sindacati industriali più forti.
Cosa facevi di preciso?
La nostra partecipazione s’incentrava
sui lavoratori di base, nella formazione di gruppi classisti. Partecipammo
al movimento operaio nazionale, organizzando sindacati, commissioni
interne di operai e di rivoluzionari in diverse fabbriche del paese
e nelle Coordinadoras de Sindicatos en Lucha (3). Facemmo molte
cose tra il 1974 ed il 1976. E nel 1976 in piena repressione militare
mantenemmo occupata la fabbrica Alpargatas di Florencio Varela per
2 settimane, durante le quali fummo assediati dall’esercito.
Parlami di quest’occupazione.
Non era un’occupazione
tesa a costruire un consiglio operaio o qualcosa del genere, che
dirigesse la fabbrica. All’inizio l’occupazione significava
chiudere la fabbrica e costringere i padroni a negoziare con i lavoratori
sulle condizioni contrattuali. I quadri di RL in quella fabbrica
puntavano all’organizzazione dei gruppi di base: l’educazione
dei compagni, l’incorporazione dei militanti di tali gruppi
in RL, la coordinazione delle attività con gruppi simili
presenti in altre fabbriche ed infine la costruzione di relazioni
tra sindacati.
Eravate conosciuti come anarchici?
No. Essendo un partito di quadri,
RL non produsse quasi mai propaganda di partito o ideologica. La
propaganda politica era sindacale o di classe, faceva riferimento
alle organizzazioni che cercavamo di creare nei fronti di lavoro.
Accadeva che determinati membri dei gruppi di base controllati da
RL si stavano formando politicamente e col tempo sarebbero entrati
a far parte di RL come quadri. Solo allora avrebbero avuto accesso
a testi specificatamente anarchici.
Oltre al fronte dei lavoratori,
hai lavorato in qualche altro fronte?
Non ho lavorato nel fronte di
quartiere. Mi sono integrato nel fronte studentesco, ma iniziai
a lavorare all’interno del fronte sindacale subito dopo il
mio ingresso in RL. Certo, a volte i militanti di tutti i fronti
partecipavano in operazioni che non erano specifiche del proprio
fronte: in operazioni di propaganda armata come blocchi stradali
improvvisi (barricate ed auto rovesciate), volantinaggi o piccole
azioni esplosive. I quadri ed i militanti dei diversi fronti partecipavano
alcune volte in tali operazioni.
Cosa accadde nel 1976?
Sebbene la repressione fosse
iniziata prima, nel 1976 divenne più indiscriminata e con
caratteri da genocidio. Subimmo la prima perdita di rilievo proprio
nel 1976 con 5 o 6 compagni desaparecidos a Córdoba. Lì
c’era il sindacato del caucciù che scomparve definitivamente
proprio per la repressione. Fu necessario ricostruire i fronti sindacali
spostando i compagni da altre zone. Era un problema permanente che
richiedeva una gran quantità di soldi. Ma fu nel 1978 che
quasi ci distrussero come organizzazione. Per 3 notti in maniera
sistematica scomparvero (con il metodo della desparición)
i nostri compagni di La Plata, Buenos Aires e delle città
tra La Plata e Buenos Aires. Lì l’organizzazione effettivamente
scomparve. Molti sopravvivemmo, ma oltre la metà dei membri
dell’organizzazione entrarono nella lunga lista dei desaparecidos.
Perdemmo la gran parte dell’organizzazione.
Che accadde ai compagni desaparecidos?
Pensiamo che furono giustiziati.
Era ciò che accadeva in quel periodo. Tra tutti noi che venimmo
sequestrati, i militari decisero –non so il perché
- che alcuni sarebbero sopravissuti dopo essere stati abbandonati
in diversi luoghi. Gli altri, con distinti gradi di responsabilità
nell’organizzazione, furono giustiziati. Ma tutti i desaparecidos
subirono torture, indipendentemente dal fatto che sarebbero stati
ammazzati o meno.
In che anno ti sequestrarono?
Nel giugno del 1978, mentre in
Argentina si svolgevano i mondiali di calcio. Mi sequestrarono una
notte in un appartamento in cui vivevo con la compagna e mio figlio
di 3 anni, nel quartiere de La Boca. Arrivarono verso le 6 di mattina,
bussando alla porta. Mi alzai per aprire, pensando si trattasse
di mio fratello che a volte tornava tardi a casa. Erano in 6 o 7
armati di mitra e fucili. Steso a terra, mi bendarono gli occhi
e mi legarono. Mi misero in un furgone e lì percepii che
c’erano altre persone nella mia stessa condizione. Ci portarono
in quello che in seguito avremmo saputo essere un commissariato
della polizia della provincia di Buenos Aires ed immediatamente
fummo torturati per ottenere informazioni. Le torture erano le solite:
shock elettrici, colpi, manganelli, bastoni e catene. Preferisco
non parlare dell’argomento.
Quanto tempo sei rimasto nel
commissariato?
Non era un commissariato, ma
la scuola di polizia della provincia di Buenos Aires. Lì
rimasi 2 mesi. Altri compagni vi restarono 6 mesi e tuttavia riapparvero.
E’ il caso di uno dei nostri compagni, ma la gran parte di
quelli che non riapparvero in due mesi, scomparvero definitivamente.
Cosa ti accade dopo quei 2
mesi?
Mi rilasciarono in quartiere
alla periferia di Buenos Aires, assieme ad altri 10. Ci misero contro
una parete come se volessero giustiziarci ed invece ci lasciarono
lì.
Dove andasti?
Andai in Uruguay, perché lì ho molti familiari,
con l’intenzione di lasciare la compagna e mio figlio a Montevideo
e tornare a Buenos Aires. Invece rimasi in Uruguay e tornai in Argentina
solo nel 1984. Anni dopo venni a sapere di essere stato sotto controllo
da parte del governo, ma non mi diedero fastidio.
Parlami delle attività
di RL trai l il 1976 ed il 1978, degli ultimi 2 anni dell’organizzazione.
Naturalmente l’attività
aveva un carattere ancor più clandestino. La nostra militanza
era incentrata nelle riunioni, discussioni, elaborazione di documenti,
materiali e creazione di relazioni con gli altri gruppi. Le relazioni
erano molto ardue, difficili e complicate per la repressione. Per
esempio se perdevi il contatto con un compagno, potevano trascorrere
mesi prima di recuperarlo. Immagina l’enorme quantità
di misure di sicurezza che bisognava prendere. Fondamentalmente
lavorammo per conservare i gruppi che avevamo nel fronte sindacale,
così come nei fronti studentesco e di quartiere.
Che lavoro portavano avanti
i fronti studentesco e di quartiere?
Nel fronte studentesco lavoravamo
sulle tradizionali lotte degli studenti: programmi di studio, disponibilità
delle aule e titoli di studio, tipici conflitti delle scuole. Il
fronte di quartiere si occupava soprattutto dei più poveri.
Le attività dei gruppi di quartiere avevano a che vedere
con la mancanza dell’acqua e delle fognature, la costruzione
di case e di parchi per bambini.
Parlami del fronte militare.
Naturalmente era il nucleo più
piccolo dell’organizzazione. Non necessariamente era costituito
dai compagni più grandi, più provati dell’organizzazione
–non c’erano regole sotto questo punto di vista –
ma certo i compagni con più esperienza finivano per militare
in questo fronte. Tra questi compagni si trovavano i più
conosciuti, quelli che si erano esposti pubblicamente e che rischiavano
l’arresto. In altre parole i loro nomi erano caduti nelle
mani della repressione ed allora non potevano più agire nei
progetti visibili.
Com’è che erano
conosciuti questi compagni?
Per esempio i compagni che venivano
dai cantieri navali erano stati denunciati ed incriminati perché
erano militanti conosciuti nei sindacati. Quando la repressione
si acuì nel 1976 bisognò trasferire questi compagni
da Berisso e Ensenada per inserirli in compiti meno visibili, con
maggior copertura, nelle zone del nord di Buenos Aires: San Fernando,
Tigre, ecc.
E’ allora che quei compagni
entrarono nel fronte militare?
Sì, fondamentalmente lavoravano
nel fronte militare e, a volte, portavano a capo azioni con altre
organizzazioni, per ottenere denaro o altre cose di cui si aveva
bisogno, come armi, macchinari per la stampa e auto.
Parlami delle vostre azioni
Come è tipico per questo
tipo di gruppi avevano a che fare con sequestri di persona per ottenere
il riscatto dai capitalisti. Talvolta c’erano azioni per spaventare
la polizia, come quando fu incendiato un veicolo della polizia o
quando si fece fuoco contro un commissariato. Insomma diversi tipi
di azioni.
Quali erano le relazioni tra
RL e gli altri gruppi di sinistra?
C’era solo un gruppo anarchico
del livello o dell’importanza di RL ed era la LAC (la Línea
Anarco-Comunista) di Buenos Aires. Ma iniziò a perdere la
sua influenza come organizzazione prima del 1976 e molti della LAC
confluirono in RL verso la metà del 1976. In genere ci trovavamo
bene con i gruppi di carattere classista. C’era l’Organización
Comunista Poder Obrero che era una organizzazione della nuova sinistra
e di carattere classista. Sebbene fossero leninisti, addirittura
leninisti classici, con loro avevamo un notevole livello di accordi.
Parlami di questi accordi
Gli accordi erano funzionali:
la coordinazione di sforzi nel movimento operaio, l’organizzazione
di Coordinadoras specie nel fronte sindacale. A volte le relazioni
si stabilivano anche a livello di difesa militare, in operazioni
congiunte. Loro avevano una struttura militare chiamata Brigadas
Rojas, più sviluppata della nostra.
In che senso le vostre attività
si differenziavano da quelle degli altri gruppi rivoluzionari di
sinistra durante la dittatura?
Non so se erano diverse. Si differenziavano
per le nostre attitudini politiche. Noi tendevamo all’auto-organizzazione
dei lavoratori in modo da stimolare strutture autonome del movimento
operaio, meno ad orientare le attività dei fronti sindacali
verso un partito. Ovvero, noi cercavamo di organizzare gruppi d’avanguardia
nei fronti di massa, non gruppi della nostra organizzazione. Naturalmente
i nostri militanti stavano in quei gruppi, ma non con un carattere
di partito. L’organizzazione aveva questa concezione bakuniniana
dei militanti rivoluzionari che aveva dato vita alla Alleanza della
Democrazia Sociale di Bakunin. Erano militanti che agivano e si
coordinavano in modo di organizzare le masse popolari, ma non avevano
un piano per dirigerle. In altre parole, il nostro lavoro era la
costruzione del potere, non la presa del potere.
Quali erano i conflitti tra
RL e gli altri gruppi della sinistra rivoluzionaria?
In una situazione di clandestinità
assoluta s’arriva ad un punto in cui è molto difficile
stabilire un qualsiasi tipo di relazione con le altre organizzazioni
ed allora uno non vede la necessità di lottare contro di
esse. In tal senso non avemmo molti conflitti con altre organizzazioni
politiche. Magari le avemmo a livello studentesco quando la militanza
era meno clandestina, ma in seguito veramente non ne sentivamo il
bisogno.
Quali le relazioni con la sinistra
internazionale?
Avevamo rapporti con compagni
dell’Uruguay, in particolare con l’Organización
Popular Revolucionaria 33. Era un gruppo che aveva origini anarchiche
ed una forma di organizzarsi molto simile alla nostra. Era un’organizzazione
più vecchia, con maggior inserimento nelle lotte popolari
ed anche più potente. Continua ad esistere ma è cambiata
profondamente. Venne fuori la FAU (Federación Anarquista
de Uruguay) che negli anni 70 si stava trasformando in una organizzazione
marxista libertaria. Ci fu un altro contatto, anche se sono il meno
indicato per parlarne e non so se ci sono compagni in vita che possono
parlarne. Nel 1976 sentii parlare di un contatto con un gruppo palestinese.
Questo contatto ha i contorni della leggenda, ma mi risulta che
alcuni compagni fecero addestramento in Medio Oriente con anarchici
palestinesi. Non ho idea di quale importanza potessero avere simili
contatti o se si trattasse solo di qualcosa di sporadico. Durante
la mia militanza nell’organizzazione non ricordo che si parlasse
di quei tipi di contatti come un qualcosa di abituale, ma so che
ci sono stati. Ad ogni modo tutti coloro che parteciparono a quei
contatti morirono, scomparvero come desaparecidos.
Avevate altri contatti con
il movimento anarchico internazionale?
No
Parlami delle idee di RL
Le idee di RL erano una commistione
di tendenze anarchiche. All’inizio erano fondamentalmente
bakuniniane, ma in seguito vennero incorporate le classiche idee
dell’anarcosindacalismo spagnolo di Cornelissen e Besnard
(4) ed anche dell’anarcosindacalismo di Rudolf Rocker. In
Argentina c’erano divisioni interne e differenti correnti
dell’anarchismo. C’era un anarchismo più comunalista
ed un altro più sindacalista e classista (molto importante
negli anni 20). In una certa maniera, RL riscattò la tradizione
classista dell’anarchismo argentino.
Cosa leggevate?
A parte i classici dell’anarchismo,
che certamente leggevamo come organizzazione anarchica, eravamo
soliti leggere libri di Franz Fanon, come “I condannati della
terra” o “La sociologia della rivoluzione”, testi
di Mao sulla lunga marcia, di Marcuse ed altri.
C’era un’influenza
dello spagnolo Abraham Guillén?(5)
No, non ci fu neanche una qualche
influenza delle guerriglie anarchiche spagnole. Sapevamo qualcosa,
ma tutto ciò che aveva a che vedere con la guerra civile
e la resistenza spagnola durante il franchismo era molto lontano
da noi.
Che dibattiti e conflitti c’erano
in RL?
In generale le discussioni ruotavano
attorno ai lavori di inserimento concreto e di strategie di alleanze;
cioè con chi potevamo allearci e in che maniera. Per esempio
c’era un discussione interna sull’alleanza con l’Organización
Comunista Poder Obrero. Nel 1976, durante la dittatura militare,
i Montoneros lanciarono la CGT en la Resistencia (CGT-R). Ovvero
cercarono di vincolare il sindacalismo ad una CGT non ufficiale
e parallela, provocando una discussione interna sulla coerenza di
tale proposta. Infatti in molti pensavano che si dovesse consolidare
la federazione sindacale che già c’era o che i lavoratori
riconoscevano come propria. Di fatto i lavoratori continuavano a
vedere la CGT come la propria organizzazione, per questo costruire
un’organizzazione parallela poteva risultare inutile se non
pericoloso. Questa discussione continuò fino al 1978. I dibattiti
all’interno di RL ebbero luogo per mezzo delle minute, che
erano dei riassunti scritti di una discussione. Si passavano da
una cellula ad una sfera di coordinamento e da questa ad una successiva.
Quali furono le pubblicazioni
di RL?
RL non produsse nessuna pubblicazione
di partito o propaganda di partito. Pubblicò periodici in
ogni fronte di lavoro ed in ogni luogo di inserimento concreto.
Per esempio RL partecipò alle Coordinadoras de Gremios en
Lucha nella zona sud della provincia di Buenos Aires e pubblicò
un periodico chiamato Organización Obrera. Quando i membri
di RL stavano nel sindacati delle costruzioni uscivano con un periodico
chiamato Resistencia Obrera. Anche i compagni che stavano nel sindacato
dei lavoratori delle arti grafiche uscivano con una pubblicazione,
della quale non ricordo il nome. Ogni luogo di lavoro aveva la sua
pubblicazione non appena si realizzavano le condizioni per avere
una stampa interna, ma le pubblicazioni erano dei fronti di lavoro
e non dell’organizzazione. Ciò aveva a che vedere con
il carattere di RL che era un partito di quadri e non un partito
di massa.
Che relazioni c’erano
tra RL ed i vecchi anarchici?
Le relazioni erano quasi nulle.
I vecchi anarchici continuavano a restare in 2 o 3 gruppi che giocavano
uno scarso ruolo politico ed erano molto isolati. Curiosamente i
nuovi gruppi di giovani anarchici non si erano formati dentro le
istituzioni dei vecchi anarchici. Si sviluppavano fuori, non dentro
la trazione anarchica. Giungevano all’anarchismo da altre
correnti politiche.
Vi aiutarono i vecchi anarchici?
Credo che negli anni 70 ci fosse
un salto generazionale molto profondo tra noi che allora avevamo
20 anni e quelli che ne avevano 60 o 70. Il gap generazionale era
molto acuto, più di oggi dove ci sono riferimenti culturali
condivisi tra le diverse generazioni. Realmente non c’erano
dei punti di contatto a livello culturale al punto che era piuttosto
difficile mantenere relazioni più o meno normali.
Col senno di poi, quali furono
i più grandi errori e quali i successi di RL?
E’ difficile dirlo. Non
abbiamo mai potuto fare un’autocritica. Abbiamo avuto a che
fare con una catastrofe così grande. Retrospettivamente credo
che sia da evidenziare la nostra esperienza nel cercare di elaborare
la costruzione di un’organizzazione anarchica efficace in
condizioni di clandestinità totale. Penso che sia un successo
dal punto di vista organizzativo e vale la pena prenderlo in considerazione:
come conservare la democrazia interna, la discussione politica interna
in un’organizzazione di una certa importanza (in termini numerici)
nel contesto di una violenta repressione. Credo che le nostre lotte
su questi aspetti, come organizzazione anarchica specifica, ebbero
un successo. Quanto ai successi teorici o politici, credo che l’organizzazione
fu capace di recuperare una tradizione classista dell’anarchismo
argentino che s’era perduta. Sugli errori, dopo che si acuì
la repressione, mi sembra che il fronte militare iniziò ad
avere un peso dentro l’organizzazione che non avrebbe avuto
in altre circostanze. Questo è forse uno degli errori più
terribili. Penso anche che l’organizzazione avrebbe potuto
difendere meglio i suoi militanti inseriti nelle lotte di massa.
Avrebbe dovuto ridurre la sua attività in alcuni luoghi per
mantenere e proteggere i militanti che stavano nei fronti di lavoro.
Penso che fu un errore, un grave errore. Ma questi sono errori commessi
dalla gran parte delle organizzazioni di sinistra in Argentina.
Il massacro lo subimmo tutti, indistintamente.
Perché consideri un
errore il fatto che il fronte militare avesse un forte peso all’interno
dell’organizzazione?
In una situazione di clandestinità
totale un’organizzazione è costretta ad avere un elevato
livello di autofinanziamento per sopravvivere e continuare ad agire
e proteggere i propri militanti. Bisogna avere un apparato che si
dedichi in permanenza a generare le risorse. Ed allora l’apparato
inizia ad avere una preponderanza, maggiore rispetto al livello
che le si è dato all’inizio. Per noi il fronte militare
non era lo stesso che per gli altri partiti di sinistra in Argentina,
cioè l’embrione di un esercito o qualcosa del genere.
Nella nostra strategia di guerra popolare prolungata prevedevamo
la creazione di un esercito popolare, ma per noi tale esercito si
sarebbe dovuto fare nelle fabbriche e nei quartieri, non come un
organismo di partito. Per questo il nostro approccio era diverso
dagli altri gruppi di sinistra.
Quali possono essere, secondo
te, i contributi più importanti di RL per gli anarchici di
oggi?
Credo che il contributo fondamentale
sia il rifiuto dell’isolamento e del settarismo. Penso che
fu proprio questo l’aspetto più rilevante di RL. L’organizzazione
ruppe con il settarismo, con l’isolamento dalla massa, dai
lavoratori, dalle discussioni con la gente, così come gli
altri gruppi anarchici che erano vicini a noi e che alla fine s’incorporarono
in RL. Tutti quei gruppi vennero fuori come reazione all’isolamento
in cui si trovava l’anarchismo agli inizi degli anni 60. Detto
isolamento aveva a che vedere con il fenomeno del peronismo in Argentina.
Dopo la repressione degli anni 30 e 40 l’anarchismo si richiuse
in se stesso e continuò a mantenere tale posizione, mentre
tutti i nuovi gruppi anarchici costituiti da giovani lottarono contro
quella chiusura. Per questo ritengo siano da evidenziare il rifiuto
del settarismo, il tentativo di compromettersi con la gente e la
partecipazione nelle lotte da parte di RL. Lo stesso non bisogna
dimenticare l’apertura al confronto con altre correnti politiche,
cosa che certo ci arricchì.
Quali sono i migliori libri
sulla resistenza alla dittatura in Argentina?
Purtroppo non ci sono buono libri
sulla resistenza alla dittatura ed è un vero problema. Gli
spagnoli per 30 anni hanno scritto sulla dittatura di Franco, sulle
diverse forme di resistenza e su tutta la guerra civile.
Perché in Argentina
non si è fatto un lavoro del genere?
La spiegazione ha molto a che
vedere con l’influenza della cultura dominante e da come il
programma del corso di studi di storia è stato formulato
da noi. Questo programma è stato elaborato da settori riformisti
che hanno insistito sulla “teoria dei due demoni” per
la quale la dittatura viene descritta come una lotta tra il demonio
della destra e quello della sinistra, con il popolo spettatore.
Coloro che programmano gli studi storici in Argentina hanno cercato
di sminuire il tema della resistenza dei lavoratori alla dittatura.
Infatti, secondo la teoria dei due demoni le persone desaparecidas
scomparvero o per caso o per un incidente, non per essere state
contrarie alla dittatura. Il tutto risponde alle esigenze del regime
a legittimare la sua presenza con l’arrivo di Alfonsín
nel 1983. Cioè, per legittimare quel governo che tornò
alle forme liberali della democrazia di 40 o 50 anni fa, cercarono
di affermare che l’Argentina era sopravvissuta ad una guerra
di folli della sinistra e di folli della destra e che la gran parte
dei cittadini furono vittime accidentali, restando coinvolti nel
conflitto. Di fatto coloro che elaborano il programma degli studi
storici per le università disprezzano l’analisi della
resistenza dei lavoratori. Per esempio, sebbene il dato sia misconosciuto,
la gran parte dei desaparecidos –oltre il 60%- erano operai
delle fabbriche. Gli stessi radicali ancora insistono nel dimostrare
che non ci furono 30.000 desaparecidos, bensì 10 o 12.000.
E nessuno ha mai fatto uno studio su quanti ricomparvero dopo essere
stati sequestrati dai militari; forse furono molto più di
100.000 a passare nei campi di concentramento della dittatura. In
altri termini, lo studio sulla resistenza della classe operaia alla
dittatura e lo studio sulla quantità di persone che passarono
nei campi di concentramento della dittatura distruggerebbero questo
schema e delegittimerebbero i governi liberali argentini. Infatti
questo governo afferma che è venuto a recuperare la democrazia
in Argentina, uccisa dal conflitto tra alcuni estremisti di sinistra
ed alcuni estremisti di destra. Ciò diede la legittimità
al governo radicale. Studiare la resistenza operaia alla dittatura,
il fatto che la gran parte dei desaparecidos fossero operai delle
fabbriche e non militanti di organizzazioni armate, mostrerebbe
che la resistenza alla dittatura fu una resistenza popolare e che
detta resistenza popolare chiedeva non il ritorno alla democrazia
liberale ma una rivoluzione socialista.
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Nota: malgrado la scarsità degli
attuali studi sulla resistenza alla dittatura, ho chiesto a López
di indicarmi i migliori lavori disponibili. Questi i titoli:
Anguita, Eduardo y Martín Caparrós.
La Voluntad: Una Historia de la Militancia Revolucionaria en
la Argentina, Vol. 1-3. Buenos Aires, Norma, 1998.
Bousquet, Jean-Pierre. Las Locas
de la Plaza de Mayo. Buenos Aires: El Cid Editor, 1983. Gillespie,
Richard. Soldiers of Peron: Argentina's Montoneros. New York: Oxford
University Press, 1982
Mattini, Luis. Hombres y Mujeres
del PRT-ERP: la Pasión Militante. Buenos Aires: Editorial
Contrapunto, 1990.
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Note
1. López si riferisce alla Alleanza
Internazionale della Democrazia Socialista di Bakunin.
2. RL fu sempre clandestina, sebbene
il lavoro nei fronti di massa fosse pubblico fino al golpe del 1976.
3. Coordinadoras de Sindicatos en Lucha,
organizzazione costituita quando divenne impossibile l’attività
pubblica per via della repressione. Vi partecipavano militanti operai
indipendenti e di organizzazioni rivoluzionarie di sinistra, RL
inclusa.
4. Cornelissen, famoso anarcosindacalista
olandese. Cornelissen, Christian; “La organización
de la industria por los sindicatos”, Opuscolo, Sindicalismo,
Valencia 30/3/35. “La evolución de la sociedad moderna”
Buenos Aires 1934. “El comunismo libertario y el régimen
de transición”, Valencia 1936. Besnard, Pierre; “Los
sindicatos obreros y la revolución social”, Barcelona
1931.
5. Abraham Guillén (1913-1993),
militante e teorico anarchico, veterano della guerra civile e membro
della CNT spagnola. Esiliato nel 1940 in America meridionale. Il
suo lavoro più famoso: Estrategia de Guerrilla urbana, in
Donald C. Hodges, Philosophy de Urban Guerrilla (New York: William
Morrow, 1973).
Tratto da: Córdoba Libertaria
• febbraio 2004
http://www.anarcotico.net/index.php?module=pagesetter&func=viewpub&tid=22&pid=3